Istituto di Laser-Chirurgia Sessuale

Le procedure della DLF®

Sezione laser del legamento sospensore del pene ed (eventuale) inserimento di distanziatore pubo-cavernoso
Questa procedura chirurgica ha lo scopo di aumentare la lunghezza del pene.

Il legamento sospensore del pene è una struttura profonda che unisce la parte interna del pene all’osso del pube. La sua sezione comporta uno “scivolamento” in avanti della porzione interna del pene, con conseguente aumento in lunghezza della parte esterna, cioè quella visibile. L’entità dell’allungamento ottenibile dipende in buona parte dalla consistenza di questo legamento sospensore. Vi è infatti un rapporto di proporzionalità diretta: più il legamento è sviluppato, maggiore sarà il risultato in termini di aumento di lunghezza. Sfortunatamente, non è possibile sapere con precisione prima dell’intervento la reale consistenza di ogni singolo legamento, perché è situato in profondità (quindi non palpabile) e nascosto in buona parte dall’osso pubico (e quindi non visibile con ecografia). Inoltre, così come per altri distretti corporei, vi è una certa variabilità di consistenza tra individuo e individuo, che rende difficile poter effettuare una previsione prima dell’atto chirurgico stesso. In linea generale, l’incremento ottenibile con questa singola metodica può variare tra i 2 e i 3,5 cm., visibili sia a riposo che, in misura lievemente minore, in erezione. Una previsione dell’incremento ottenibile può essere fatta misurando ecograficamente la porzione più superficiale di questo legamento (la sola visibile), e comparandola con alcuni dati statistici a nostra disposizione.

Tecnicamente la sezione del legamento sospensore del pene è piuttosto agevole, e non comporta particolari difficoltà. E’ tuttavia importante prestare la massima attenzione, in particolar modo nella sezione della porzione più profonda, in quanto a questo livello la vicinanza con le strutture vascolo-nervose dorsali del pene è molto stretta. Per questo scopo abbiamo adottato un laser a diodi di ultima generazione controllato da computer (foto del laser e delle sonde come in vaginoplastica). Il laser è uno strumento di taglio molto preciso che consente di minimizzare la perdita di sangue e il dolore, taglia e cauterizza allo stesso tempo e abbrevia i tempi di cicatrizzazione. L’uso del laser è esteso a tutti i piani chirurgici, con evidenti benefici nei risultati e nei tempi di ripresa dopo l’intervento, sensibilmente ridotti rispetto alla tecnica tradizionale. A questo punto la descrizione della tecnica tradizionale prevede la chiusura per piani della breccia chirurgica, e l’esecuzione della plastica cutanea.

Il risultato in termini di lunghezza ottenuta è tuttavia spesso solo parziale, perché frequentemente si verifica la cosiddetta “retrazione cicatriziale” del legamento stesso. Questo processo, possibile in altri distretti del nostro corpo, fa si che una struttura sezionata chirurgicamente, possa spontaneamente “risaldarsi” (cicatrizzarsi) nel corso dei giorni successivi, vanificando così il risultato ottenuto. Tale situazione si verifica alcuni giorni dopo l’intervento, con intensità variabile individualmente, come si è potuto accertare in corso di reinterventi.

Per ovviare a tale inconveniente è stato suggerito l’uso dei cosiddetti “estensori” del pene, di cui molto si è parlato negli ultimi anni. Si tratta di dispositivi meccanici che mettono in trazione controllata e progressiva il pene. Pubblicizzati molto spesso con il miraggio di risultati sbalorditivi quanto irrealistici, si sono dimostrati incapaci di determinare un significativo allungamento se usati senza intervento. Si è invece dimostrata la loro utilità se usati nel post-chirurgia, con lo scopo di prevenire la retrazione cicatriziale. Tuttavia, non possono essere indossati nei primi giorni dopo l’intervento, a causa della presenza della ferita chirurgica, e questo limita la loro efficacia (possono essere usati dopo almeno 30 giorni). Si impone quindi l’utilizzo di una qualche struttura che funga da “distanziatore” tra i due capi del legamento sezionato.

Attualmente viene da noi usato un distanziatore in silicone morbido (materiale altamente sicuro ed usato da decenni in chirurgia plastica), che viene ricavato da una lamina più grande e modellato per incastrarsi perfettamente nello spazio creatosi a seguito della sezione del legamento sospensore. Ogni intervento è quindi “personalizzato”. Il distanziatore viene quindi fissato con punti al periostio dell’osso pubico. Numerose indagini ecografiche e radiologiche (risonanza magnetica nucleare) hanno permesso di evidenziare il corretto posizionamento del silicone, che non interferisce in alcun modo con le funzioni a cui il pene è preposto. In altre parole, non vi saranno modificazioni dell’erezione, orgasmo, eiaculazione, urinazione, ecc… In più, il distanziatore è situato in sede profonda, e quindi non palpabile né tantomeno visibile. In fine, non dovrà mai essere rimosso, sebbene questo sia tecnicamente possibile.

Questo accorgimento di tecnica ha permesso di rendere evidente e duraturo il risultato ottenuto. L’inserimento del distanziatore pubo-cavernoso, quindi, pur non essendo “obbligatorio” (da qui il termine “eventuale”), è fortemente consigliato. L’accentuazione dell’angolo pubo-penieno, con abbassamento del pene, descritto da alcuni autori, nella nostra esperienza risulta essere di rilevanza trascurabile. Questa procedura ha un tempo tecnico di circa un’ora, e viene eseguita in anestesia spinale o generale, a seconda dell’associazione con altre metodiche della designer falloplastica. La dimissione, così per ogni tipo di procedura adottata, anche nel loro insieme, è sempre nella stessa giornata.

La vibroliposcultura sovrapubica
Nelle persone che presentano un abbondante ed evidente pannicolo adiposo sovrapubico, la cute pubica può sopravanzare l’inserzione cutanea del pene, con il risultato di un organo visivamente più corto di quanto realmente sia. Questa condizione può essere presente non soltanto in soggetti in soprappeso (“pene infossato” o, nei gradi più estremi, “pene sepolto”), ma anche in individui normolinei o addirittura in sottopeso, ed è dovuta a caratteristiche individuali delle zone di accumulo adiposo. 

In tali casi la procedura d’elezione consiste nella “vibroliposcultura sovrapubica”, atto chirurgico consistente nell’aspirazione del grasso pubico mediante sottili cannule aspiranti, dotate di un meccanismo di vibrazione che permette prima di sciogliere e successivamente aspirare il grasso in eccesso. La metodica vibratoria si rende necessaria in quanto il tessuto adiposo maschile presenta caratteristiche di maggiore consistenza rispetto a quello femminile, aggredibile con una semplice liposcultura classica. Questo procedimento permette di appiattire la regione sovrapubica, con il risultato di un incremento visivo della lunghezza del pene, che in realtà non viene interessato direttamente dall’intervento. Si pratica in anestesia locale, spinale o generale, a seconda che venga eseguito singolarmente oppure in associazione ad altre metodiche della designer falloplastica.

Tecnicamente, vengono praticate due millimetriche incisioni cutanee, e tramite queste si inserisce una sottile cannula che, vibrando, prima scioglie e successivamente aspira il grasso in eccesso. La durata della procedura dipende dalla quantità di grasso da asportare, con un tempo medio di circa 40 minuti. Al termine, viene eseguito un bendaggio compressivo, da portare senza difficoltà per circa 20 giorni. La dimissione avviene nella stessa giornata, sia per la procedura singola che associata ad altre.

La lipopenoscultura con metodica di Colemann (ingrossamento del pene)

Considerazioni generali
L’aumento della circonferenza del pene ha rappresentato e continua a rappresentare un argomento controverso, in particolar modo per quanto riguarda la metodica per ottenerlo. Esistono casi in cui vi è una discrepanza tra la lunghezza e la circonferenza del pene, correggibile esclusivamente mediante una procedura di aumento dello spessore mediante inserimento di un filler (sostanza che riempie). Infatti, altre metodiche chirurgiche più cruente sono eccessivamente rischiose per lo scopo estetico che ci si prefigge. Quest’ultime infatti prevedono l’apertura dei corpi cavernosi del pene, e l’inserimento di strisce di tessuto autologo o eterologo (derma di suino), allo scopo di determinare un incremento del diametro dei corpi cavernosi stessi. Tuttavia l’apertura delle strutture cavernose non è priva di rischi anche importanti, con la possibilità di evoluzione verso deficit erettili non più correggibili.

La necessità di attuare metodiche meno invasive e soprattutto meno rischiose ha stimolato la ricerca di materiali da iniettare sottocute, allo scopo di ottenere un risultato estetico che non influenzasse la funzionalità dell’organo. Sono stati così utilizzate varie soluzioni, tutte grossolanamente riconducibili all’uso di materiali sintetici o autologhi (prelevati dallo stesso organismo). I vantaggi del materiale di sintesi consistono soprattutto nell’assenza di riassorbimento, quindi nell’ottenimento di un risultato duraturo. Gli svantaggi sono costituiti dalla possibilità di reazioni di rigetto (si tratta di sostanze estranee all’organismo), ed alla formazione di una capsula, definita “endoprotesi”, che circoscrive il materiale iniettato, alterando la normale consistenza al tatto. Inoltre, la presenza dell’endoprotesi rende estremamente difficile correggere eventuali malposizionamenti del filler stesso. I materiali autologhi, costituiti in massima parte dal tessuto adiposo, hanno il vantaggio di non determinare reazioni allergiche (il grasso viene prelevato da aree diverse dello stesso organismo), e di sviluppare un effetto visivo e tattile più “naturale”. Gli svantaggi sono costituiti esclusivamente dal parziale riassorbimento del grasso stesso. Questo avviene perché il tessuto adiposo ha necessità di molto nutrimento (leggi sangue) per sopravvivere, quando viene prelevato per poi essere reimpiantato in altri distretti perde le sue connessioni vascolari, e quelle che si formano ex novo possono non essere sufficienti per un’adeguata nutrizione. Il risultato è che una parte, variabile da individuo a individuo in funzione delle caratteristiche proprie di ogni organismo, viene riassorbita, perdendo parte dell’effetto di riempimento che si era ottenuto.

Parallelamente alla comparsa di problemi per i materiali sintetici (in particolar modo con il gel di poliacrilammide), si è intensificato lo studio per rendere più duraturo l’innesto di grasso autologo, e adesso, tramite processi di centrifugazione mediante la procedura di Coleman, si è ottenuto un composto generalmente durevole, oltre che assolutamente sicuro e naturale. Questa tecnica, inventata e brevettata dal Dr. Sidney Colemann, prevede la purificazione mediante centrifugazione del grasso prelevato, in modo che vengano eliminate le componenti di acqua e olio e rimangano solo i globuli di grasso puri, e quindi molto più difficilmente soggetti a riassorbimento. L’unico limite di questa metodica, che ha permesso di ottenere risultati decisamente migliori sia per quanto riguarda estetica e naturalezza al tatto, oltrechè ovviamente per lo scarso riassorbimento, è data dalla necessità di prelevare una superiore quantità di grasso, dato che oltre la metà andrà persa nel processo di purificazione. Tale metodica rappresenta ad oggi il miglior metodo possibile, e sopratutto innocuo, nel campo dell’aumento della circonferenza peniena mediante filler. Non esistono controindicazioni nell’uso di questa metodica, e l’unico limite è rappresentato da individui particolarmente magri o muscolosi, nei quali potrebbe essere difficile reperire la quantità di grasso necessaria per un risultato ottimale.

La procedura
L’intervento viene eseguito in ambiente sterile, e consta di due fasi: la prima è il prelievo del tessuto adiposo mediante lipoaspirazione, e la seconda è costituita dall’inserimento del grasso in sede sottocutanea peniena.

Previa anestesia locale per infiltrazione (o altra anestesia a seconda di altre pratiche associate), si asporta una data quantità di grasso (concordata precedentemente tra chirurgo e paziente), generalmente dalla regione dei fianchi o dall’addome. Il grasso prelevato viene poi sottoposto a processi di lavaggio e centrifugazione, per separare i globuli dal film oleoso che li contiene (metodica di Colemann). Una volta ottenuto materiale purificato, questo viene inserito nello strato compreso tra la cute e i corpi cavernosi del pene. La procedura viene condotta in anestesia locale o generale (a seconda che venga eseguita singolarmente oppure in associazione ad altre metodiche della designer falloplastica) con l’aiuto di piccole cannule che penetrano all’interno tramite millimetriche incisioni condotte in sede sovrapubica (tra i peli pubici) o sottocoronale (subito al di sotto del glande), a seconda della condizione anatomica di base. Una volta creato lo spazio, viene eseguito il lipofilling, avendo cura di distribuire uniformemente il grasso. Il tutto dura circa 40 minuti, e non rimarrà alcuna cicatrice visibile.

La procedura sopra descritta rappresenta attualmente il miglior compromesso tra innocuità, risultato estetico e durata del trattamento. Una parte di grasso, variabile individualmente (dal 10 al 30%), potrà riassorbirsi nei mesi successivi. Tuttavia, data la semplicità e la sicurezza della metodica, questa potrà essere ripetuta per tutte le volte che si renderà necessario. I risultati sono molto spesso altamente soddisfacenti.

La laser-plastica cutanea sovrapubica
Questa metodica di chirurgia plastica  si attua al termine della sezione laser del legamento sospensore del pene, al fine di permettere un contestuale allungamento della pelle che ricopre l’organo maschile, che altrimenti risulterebbe più corta.

Tecnicamente consiste nell’effettuare una plastica V-Y, ossia una incisione che inizialmente ha la forma di una V rovesciata, per poi divenire al termine dell’intervento una Y rovesciata.

L’uso del laser a diodi permette una maggior precisione nell’incisione, un minor sanguinamento e un ridotto stress dei tessuti, con il risultato pratico di accelerare la guarigione della ferita.

Al termine, verrà praticata una sutura estetica con punti riassorbibili, ossia che cadranno spontaneamente nell’arco di 15-20 giorni dopo l’intervento.

La laser-plastica cutanea peno-scrotale
In alcuni casi il punto di inserzione della pelle dello scroto con quella del pene è situato lungo l’asta del pene stesso, anziché alla base come di norma. Questa condizione anatomica provoca un aspetto ad “ali di pipistrello” della pelle della parte posteriore del pene, che si traduce in pratica in un inestetismo che riduce visivamente la lunghezza totale del pene.

Per ovviare a questa condizione, mediante l’uso del laser a diodi effettuiamo una plastica cutanea peno-scrotale con metodica a “Z”, chiusa successivamente con sutura estetica in materiale riassorbibile a 15-20 giorni.

Questa metodica può essere effettuata singolarmente o più spesso nel contesto della designer laser falloplastica, e permette un risultato estetico molto evidente e soddisfacente.

pubblicato in data 19/07/06

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pagina aggiornata al 16/01/2008